In una storia pubblicata il 26 ottobre, la FAO racconta l’esperienza di Nana Nikuradze, che coltiva con la famiglia un ettaro a Samtredia, nella Georgia occidentale. Nel 2026 ha prodotto il suo primo compost dopo aver partecipato a una scuola pratica per agricoltori, avviata dalla FAO con il programma ENPARD IV sostenuto dall’Unione europea e dalla Svezia. [1]

Nikuradze combina residui delle colture, paglia, materiale verde e letame del suo piccolo allevamento, lasciandoli decomporre. Racconta che materiali prima bruciati tornano così al terreno. Il corso comprende anche salute del suolo, gestione dell’acqua e uso sicuro dei prodotti per proteggere le colture: il compostaggio fa parte di un percorso più ampio. [1]

Sostituire completamente i fertilizzanti chimici è un obiettivo dichiarato dall’agricoltrice, non un risultato già raggiunto. La storia presenta una testimonianza e osservazioni del programma, senza un confronto sperimentale che quantifichi tutti gli effetti. Il primo compost è un passaggio concreto; non dimostra da solo che l’azienda sia certificata biologica o che ogni raccolto migliorerà subito. [1]