In un reportage del 28 settembre, la FAO racconta il lavoro di Shete Kemoklidze, produttore di nocciole nella regione georgiana di Kakheti. Dopo aver seguito corsi sulla sicurezza alimentare, ha acquistato un essiccatoio con un contributo del programma ENPARD IV, finanziato dall’Unione europea e dalla Svezia. La fornace utilizza i gusci delle nocciole come combustibile. [1]

L’essiccazione serve a togliere umidità: una cattiva gestione dopo il raccolto può favorire muffe e aflatossine, sostanze tossiche che rendono il prodotto inutilizzabile. Il programma sostiene piccoli e medi produttori con formazione e contributi alle attrezzature; non basta acquistare una macchina per risolvere ogni rischio. [1][2]

Secondo il reportage, Kemoklidze e altri beneficiari essiccano anche nocciole dei vicini. È un esempio concreto di attrezzatura condivisa e riuso degli scarti, non una misurazione della riduzione complessiva degli sprechi in Georgia: la fonte non fornisce un confronto prima e dopo. [1]