Culture e popoliApprofondimento

Oostduinkerke: il cavallo che aiuta a pescare gamberi

Sulla costa belga una pratica locale intreccia marea, reti e fiducia nel cavallo: la parte più importante non entra tutta in fotografia.

Illustrazione editoriale AI di una persona su un cavallo da tiro nelle acque basse di Oostduinkerke; pettorale e tiranti tirano una rete dietro il cavallo, con coda libera.
Positive Times · ImageGen · Illustrazione assistita da AI

Un cavallo avanza nell’acqua e una persona lo guida: guardando solo la silhouette, potremmo pensare a una passeggiata. A Oostduinkerke, sulla costa belga, può invece trattarsi di pesca dei gamberi. Il museo nazionale della pesca NAVIGO racconta questa pratica locale, svolta con cavalli da tiro del Brabante. Non è un ritratto di ogni abitante del Belgio né una consuetudine generica di tutte le coste. È un sapere legato a un luogo, a persone che lo praticano e a condizioni del mare che non si controllano con un calendario fotografico. [1][2]

Il ruolo del cavallo è tirare una rete a forma di imbuto mentre procede parallelamente alla costa nell’acqua bassa. NAVIGO descrive due assi che tengono aperta la rete e una catena trascinata sulla sabbia: le vibrazioni fanno saltare i gamberi, che finiscono nella rete. La pesca si svolge attorno alla bassa marea. Non è il cavallo a scegliere o catturare i singoli animali, e la rete non si porta in aria come una borsa. Ogni elemento dell’attrezzatura partecipa a un sistema di traino. [2]

A intervalli si torna sulla spiaggia per svuotare e setacciare il pescato, che viene raccolto nei cesti portati ai lati del cavallo. Il museo sottolinea la conoscenza delle maree, delle correnti, del fondale e del comportamento dell’animale. La fiducia fra cavallo e persona non è un dettaglio romantico aggiunto dopo: fa parte del lavoro descritto dai praticanti. Una fotografia può mostrare i cesti e gli stivali, ma non tutta l’esperienza necessaria a leggere una giornata di mare o a riconoscere quando una condizione cambia. [2]

Come si trasmette una competenza del genere? La pagina di NAVIGO dedicata alla formazione descrive un percorso di due anni con una persona accreditata, seguito da prove teoriche e pratiche. La parte teorica coinvolge il museo; quella pratica viene valutata da una giuria. Il punto non è trasformare questo articolo in istruzioni per entrare in acqua: è riconoscere che una tradizione richiede apprendimento, osservazione e verifica. Gli attrezzi visibili sono soltanto una parte di ciò che passa da una persona all’altra. [3]

NAVIGO ricorda l’iscrizione della pratica nel patrimonio culturale immateriale UNESCO nel 2013. L’anno riguarda quel riconoscimento, non la nascita del mestiere e nemmeno un nuovo annuncio del 2026. Immaginiamo ora, come esercizio redazionale, di descrivere la scena senza la parola pittoresco: restano una rete, una marea, un animale e competenze condivise. È già una storia più interessante. Riconoscere una cultura vivente significa guardare anche il lavoro, i tempi e chi impara, senza ridurre le persone a figure immobili dentro una cartolina. [1][2]

Da portarsi viaDavanti a una tradizione fotografata, cerca il sapere che l’immagine non mostra: chi insegna, quali condizioni contano e come viene verificato l’apprendimento.

Una piccola scoperta da tenere

Che cosa hai scoperto?

Qual è il ruolo del cavallo in questa pesca?
Leggi le fonti (3)
  1. Shrimp fishers on horseback NAVIGO National Fisheries Museum · consultata il 28 ott 2026
  2. The craft of fishing on horseback NAVIGO National Fisheries Museum · consultata il 28 ott 2026
  3. The recruitment process: how do you become a shrimp fisher? NAVIGO National Fisheries Museum · consultata il 28 ott 2026

Testo e illustrazione originali realizzati con assistenza AI. Il nostro metodo editoriale

Altre letture in Culture e popoli