DesignApprofondimento

Gae Aulenti: una lampada che prende posto

La Pipistrello invita a guardare la luce come parte dello spazio: altezza, materiali e una presenza che non passa inosservata.

Illustrazione AI della lampada Pipistrello con diffusore lobato, stelo telescopico e base scura su fondo chiaro.
Positive Times · ImageGen · Illustrazione assistita da AI

Una lampada può occupare una stanza anche quando è spenta? Per avvicinarci a Gae Aulenti partiamo da questa domanda della redazione, senza trasformarla in una sua citazione. La Pipistrello, disegnata nel 1965 e conservata anche nelle collezioni del Metropolitan Museum, offre un oggetto concreto da osservare: una base, uno stelo e una calotta ampia. Prima della luce, incontriamo una presenza e una proporzione. [1]

Il produttore Martinelli Luce descrive uno stelo telescopico e un diffusore bianco in metacrilato. Il telescopio permette di regolare l’altezza; la calotta distribuisce la luce. Ecco la scoperta centrale: non c’è soltanto una forma riconoscibile, ma un rapporto modificabile con ciò che la circonda. Per il nostro esercizio di osservazione basta immaginare lo stesso tavolino con la lampada più bassa e poi più alta: che cosa cambia nella composizione? [2]

La scheda del Met attribuisce il disegno ad Aulenti e la produzione a Martinelli Luce; elenca metallo laccato, acciaio e materiale plastico. Questa distinzione permette una lettura meno sbrigativa dell’oggetto. La persona che progetta, chi realizza e i materiali non sono la stessa voce. Come esercizio editoriale, possiamo descrivere ogni parte senza usare subito aggettivi come bella o iconica: quale sostiene, quale collega, quale lascia passare la luce? [1]

Il lavoro di Aulenti riguarda anche spazi molto più grandi. Il Musée d’Orsay ricostruisce un incarico preciso: gli allestimenti interni affidati alla sua équipe nel 1980, mentre la trasformazione architettonica della stazione coinvolgeva il gruppo ACT. Non tutto il museo va quindi attribuito a una sola firma. Questo esempio aiuta a distinguere una regia degli interni dall’intero insieme di decisioni, strutture e collaborazioni di un edificio trasformato. [3]

Torniamo alla lampada con un piccolo gioco della redazione: copri mentalmente la calotta e guarda soltanto il sostegno; poi fai il contrario. Quale parte riconosci prima? Il produttore presenta versioni diverse per dimensioni e tecnologie, quindi non conviene trasferire automaticamente misure o funzioni di un modello a tutti gli altri. Anche un oggetto familiare chiede di guardare l’esemplare preciso, anziché affidarsi soltanto al nome stampato sulla confezione. [2]

Il collegamento che proponiamo fra lampada e allestimento museale è una lettura editoriale, non una teoria dichiarata da Aulenti: entrambe le situazioni invitano a chiedersi come qualcosa occupi lo spazio attorno a noi. Nella stanza di casa possiamo provare a osservare da seduti e poi in piedi, annotando che cosa diventa visibile e che cosa resta nascosto. Nessun acquisto necessario: anche la lampada già presente merita cinque minuti senza essere soltanto accesa. [3]

Da portarsi viaDa osservare: separa forma, funzione e posizione. La Pipistrello offre un caso storico preciso; il modo in cui leggi la tua stanza resta un esercizio aperto, senza un’unica risposta giusta.

Una piccola scoperta da tenere

Che cosa hai scoperto?

Che cosa permette lo stelo telescopico?
Leggi le fonti (3)
  1. Pipistrello Lamp, Gae Aulenti, 1965 The Metropolitan Museum of Art · consultata il 20 ott 2026
  2. Pipistrello: the design and history Martinelli Luce · consultata il 20 ott 2026
  3. De la gare au musée Musée d’Orsay · consultata il 20 ott 2026

Testo e illustrazione originali realizzati con assistenza AI. Il nostro metodo editoriale

Altre letture in Design