Una sedia può sembrare il disegno di una sedia nello spazio. La Red Blue Chair di Gerrit Rietveld separa visivamente schienale, sedile e struttura: superfici e listelli restano riconoscibili, invece di fondersi in un volume compatto. Il MoMA data il progetto al 1918 e l’applicazione della celebre combinazione cromatica intorno al 1923. Rosso, blu, giallo e nero appartengono quindi a una fase della sua storia, non a un’apparizione già perfetta e definitiva. [1]
La Fondazione Rietveld complica utilmente il racconto dell’icona. Documenta versioni monocrome, colori scelti per i clienti e per gli ambienti, una sedia rossa nell’abitazione del progettista e una bianca per la scrittrice Til Brugman. Segnala inoltre che il momento esatto della prima colorazione rosso-blu non è noto. Il museo offre una datazione orientativa; l’archivio ricorda il margine d’incertezza. Una storia accurata può tenere insieme le due cose senza fingere che il calendario abbia tutte le risposte. [2]
Lo High Museum descrive l’oggetto come un’espressione tridimensionale di De Stijl e distingue il progetto del 1918 dall’esecuzione del proprio esemplare nel 1922–1923. Indica fra gli autori materiali anche Gerard van der Groenekan. È una distinzione utile quando incontriamo un classico: ideazione, fabbricazione e singolo esemplare non sono sinonimi. Il nome più grande sull’etichetta non esaurisce necessariamente la storia del lavoro. Le sezioni di legno standard rendono inoltre leggibile l’interesse per una costruzione relativamente semplice. [3]
Proponiamo un esercizio della redazione, non una lezione attribuita a Rietveld. Guarda la fotografia museale senza chiederti subito se vorresti la sedia in salotto. Segui un listello e osserva dove continua oltre un incrocio; individua il bordo del sedile e lo spazio libero sotto un bracciolo. Poi prova a descrivere l’oggetto a qualcuno usando soltanto relazioni: sopra, sotto, davanti, separato, inclinato. Se manca una parola, fai un piccolo schizzo. Non stai decidendo quanto sia comoda, resistente o facile da costruire: per questo servirebbero altre prove. Stai scoprendo quali informazioni una forma rende visibili. Il nostro giudizio iniziale può restare identico, ma avrà finalmente qualche argomento oltre a bello o brutto. La sedia, nel frattempo, non ha chiesto di diventare il tuo intero arredamento. [1][3]
Da portarsi viaSpunto: davanti a un oggetto famoso, separa tre domande: chi lo ha progettato, quando è stato realizzato questo esemplare e che cosa riesci davvero a osservare. Le icone diventano più interessanti quando smettono di essere etichette.
Un’idea, in parole semplici
Gerrit Rietveld era un designer: progettava oggetti e pensava alla loro forma. Nella sua Red Blue Chair, una sedia di legno, puoi distinguere bene sedile, schienale e sostegni. Le parti si incrociano, ma lasciano tanti spazi vuoti attraverso cui guardare. [1]
Il progetto risale al 1918. I colori più famosi arrivarono dopo: rosso, blu, giallo e nero. Esistono anche versioni diverse. La Fondazione Rietveld spiega che non conosciamo il momento esatto della prima colorazione rosso-blu. Anche gli oggetti celebri cambiano nel tempo. [1][2]
Ecco un esercizio della redazione. Guarda una fotografia della sedia e segui con lo sguardo un pezzo di legno. Dove passa? Che cosa sostiene? Prova a disegnarlo con poche linee. Questo aiuta a osservare la forma; dalla fotografia, invece, non puoi sapere quanto sia comoda. [1]
Una piccola scoperta da tenere
Che cosa hai scoperto?
Leggi le fonti (3)
- Gerrit Rietveld. Red Blue Chair. 1918–1923 MoMA · consultata il 19 set 2026
- The Colours of the Red-Blue Chair Rietveld Stichting · consultata il 19 set 2026
- Red/Blue Chair High Museum of Art · consultata il 19 set 2026
Testo e illustrazione originali realizzati con assistenza AI. Il nostro metodo editoriale
Altre letture in Design