Quanto materiale serve per disegnare una sedia? Harry Bertoia affrontò la domanda lavorando il metallo come una struttura aperta. La fondazione che ne conserva l’opera racconta che Hans e Florence Knoll lo invitarono nel 1950 a collaborare con l’azienda e gli misero a disposizione un laboratorio a Bally, in Pennsylvania. Da quel lavoro nacquero le sedie a reticolo, presentate nel 1952: oggetti d’uso pensati con la sensibilità di uno scultore. [1]
La Diamond rende leggibile l’idea con una scocca che si allarga intorno al corpo e una trama di fili saldati. Il museo The Henry Ford osserva che il profilo a diamante riprende il disegno della rete. La stessa scheda collega la ricerca a un oggetto domestico, lo scolapiatti metallico. Non è un’identità fra i due oggetti: è un esempio documentato di come una costruzione ordinaria possa suggerire un’altra possibilità. [2]
Guardare un esemplare preciso aiuta a evitare la sedia immaginaria fatta soltanto d’aria. La poltrona del 1952 conservata al MoMA comprende filo rivestito di plastica, struttura in tondino e rivestimento in tweed su imbottitura di gommapiuma. Vuoti, sostegni e parti morbide convivono. La leggerezza visiva non cancella dunque il materiale né il contatto con chi si siede; dipende dal modo in cui gli elementi vengono organizzati. [3]
Anche la scheda Knoll distingue l’opzione con cuscino di seduta da quella con rivestimento completo. La stessa struttura può essere percepita diversamente quando la trama resta visibile o viene coperta. Per leggere il progetto conviene perciò osservare quale versione abbiamo davanti, senza attribuire a tutte gli stessi dettagli. Il documento presenta un prodotto; non dimostra da solo che qualunque persona troverà comoda qualunque configurazione. [4]
Ecco un esercizio della redazione: immaginiamo di disegnare prima il contorno della poltrona e poi soltanto i suoi vuoti. Nel secondo foglio la stanza continuerebbe a comparire fra le linee. L’esempio traduce in osservazione il rapporto fra rete e sagoma indicato dal museo. Non occorre possedere la sedia: basta confrontare una fotografia della collezione con un oggetto pieno vicino, chiedendosi dove l’occhio può attraversarlo. [2]
Bertoia lavorava già a gioielli prima delle sedie e, dopo il periodo con Knoll, rivolse la propria attenzione soprattutto alla scultura. La fondazione colloca quindi gli arredi dentro una pratica più ampia, legata a forme e materiali. La scoperta utile non è una ricetta per rendere tutto trasparente: è riconoscere che una seduta può organizzare anche lo spazio che non riempie, oltre a quello che occupa materialmente. [1]
Da portarsi viaSpunto della redazione: osserva una sedia da due angoli. Separa il suo contorno, i sostegni e gli spazi liberi: quale parte fa sembrare l’oggetto leggero?
Un’idea, in parole semplici
Harry Bertoia progettava oggetti e sculture. Nel 1950 iniziò a lavorare con l’azienda Knoll. Le sue sedie a rete furono presentate nel 1952. La Diamond ha una seduta larga, costruita con fili metallici saldati fra loro. Saldare significa unire stabilmente parti di metallo. Fra i fili restano molti spazi: possiamo vedere attraverso la sedia. Il museo The Henry Ford collega questa ricerca anche a uno scolapiatti di filo metallico. Una cosa di casa poteva suggerire un nuovo progetto. La sedia, però, non è fatta solo di vuoto. L’esemplare del MoMA comprende metallo e parti imbottite. Come esercizio della redazione, osserva una fotografia: cerca prima i fili, poi gli spazi fra loro. Entrambi contribuiscono alla forma. [1][2][3][4]
Una piccola scoperta da tenere
Che cosa hai scoperto?
Leggi le fonti (4)
- Design · Harry Bertoia Harry Bertoia Foundation · consultata il 16 ott 2026
- Bertoia Diamond Chair and Ottoman, 1952 The Henry Ford · consultata il 16 ott 2026
- Harry Bertoia · Armchair · 1952 Museum of Modern Art · consultata il 16 ott 2026
- Diamond Chair · product sheet Knoll · consultata il 16 ott 2026
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