DesignApprofondimento

Marcel Breuer: una poltrona disegnata nell’aria

La poltrona B3 porta il tubo metallico nel soggiorno: il suo vuoto racconta una scelta di progetto.

Interpretazione editoriale di una poltrona aperta in tubo metallico e fasce verdi, accanto a un manubrio di bicicletta.
Positive Times · ImageGen · Illustrazione assistita da AI

Una poltrona può essere riconoscibile anche quando sembra mancarle quasi tutto il volume. Nel modello B3 di Marcel Breuer, noto come Wassily, il telaio di acciaio tubolare disegna un contorno aperto; fasce di tessuto sostengono seduta, schiena e braccia. Il MoMA descrive proprio questa riduzione della tradizionale poltrona imbottita a struttura essenziale. Non è un oggetto senza sostegno: cambia il modo in cui quel sostegno diventa visibile. [1]

Il Metropolitan Museum collega l’idea a un oggetto quotidiano: la bicicletta che Breuer acquistò nel 1925. Il tubo del manubrio suggeriva un materiale leggero e resistente, già adatto alla produzione industriale. Breuer, formatosi al Bauhaus e poi responsabile del laboratorio di falegnameria, trasferì quella possibilità all’arredamento. La scoperta è un passaggio fra campi diversi: una soluzione utile sulla strada diventa una domanda su come sedersi in una stanza. [2]

Conviene distinguere il progetto dai singoli esemplari. Il Met data al 1925 la propria poltrona; il MoMA conserva un esemplare del 1927–1928 e ricorda una prima versione progettata nel 1925. Le date non vanno appiattite in un generico anno di invenzione valido per qualsiasi fotografia. Anche il nome Wassily ha una storia: secondo il MoMA richiama l’ammirazione di Wassily Kandinsky per il progetto. L’oggetto viene prima della leggenda del suo nome. [1]

Immaginiamo un esercizio redazionale, senza tentare una costruzione reale. Disegniamo una poltrona imbottita e cancelliamo mentalmente le superfici che non sembrano necessarie a sostenere il corpo. Dove restano gli appoggi? Quali collegamenti dovrebbero resistere al peso? Il risultato non è automaticamente sicuro o comodo; serve soltanto a capire una domanda di progetto. Guardare i vuoti, oltre ai pieni, permette di leggere la struttura senza confondere un disegno con una verifica tecnica. [1][2]

Il confronto fra i due musei mostra inoltre perché le schede degli oggetti contano. Materiali, data e provenienza descrivono un esemplare preciso, non tutte le sedie che gli somigliano. L’illustrazione di questa lettura è una reinterpretazione editoriale, non la fotografia di un pezzo della collezione. La nostra proposta è osservare la relazione fra telaio e fasce, evitando di usare l’immagine come certificato di autenticità o come disegno da officina. [2]

Il MoMA sottolinea che il corpo non tocca direttamente la struttura metallica: le parti sospese fanno da interfaccia. Questo dettaglio rende il progetto meno astratto. La linea che vediamo e la superficie che sentiamo svolgono lavori diversi. Per la redazione è una buona domanda da portare anche ad altri oggetti: quale parte sostiene, quale accoglie, e quale stiamo aggiungendo soltanto perché ci aspettiamo di trovarla? [1]

Da portarsi viaGuarda una sedia da lontano e poi da vicino. Nel nostro esercizio, separa il percorso del peso dalla superficie che tocca il corpo: spesso il progetto diventa più leggibile.

Una piccola scoperta da tenere

Che cosa hai scoperto?

Che cosa sostiene direttamente il corpo nella poltrona descritta?
Leggi le fonti (2)
  1. Marcel Breuer · Club chair (model B3), 1927–1928 The Museum of Modern Art · consultata il 11 ott 2026
  2. Marcel Breuer · Club chair (model B3), 1925 The Metropolitan Museum of Art · consultata il 11 ott 2026

Testo e illustrazione originali realizzati con assistenza AI. Il nostro metodo editoriale

Altre letture in Design