Un segno minuscolo può farsi riconoscere senza raccontare un’intera azienda. Paul Rand, designer grafico americano vissuto fra il 1914 e il 1996, lavorò a marchi, copertine, pubblicità e libri. Il suo archivio a Yale conserva schizzi, prove e materiali di lavoro: dietro l’apparente immediatezza delle immagini c’era un processo, non soltanto un’idea arrivata all’improvviso. [1]
Il caso più noto è IBM. La storia pubblicata dall’azienda attribuisce a Rand il marchio a strisce del 1972: tre lettere costruite con fasce orizzontali. Nel 1981 arrivò anche un manifesto-rebus, con un occhio e un’ape che, pronunciati in inglese, suggeriscono le prime due lettere. È un esempio di gioco visivo dentro una comunicazione aziendale, non la prova che qualsiasi disegno spiritoso funzioni. [2]
Nella collezione del MoMA compaiono anche suoi manifesti, tessuti e un’illustrazione per il libro I Know a Lot of Things, del 1956. Guardare questo elenco permette di uscire dalla sola parola logo: un progettista può lavorare per situazioni molto diverse. Il catalogo documenta oggetti conservati dal museo; la nostra lettura del rapporto fra gioco e chiarezza resta un’interpretazione editoriale, non un giudizio espresso da tutti i loro utilizzatori. [3]
Facciamo un esempio inventato dalla redazione. Una classe vuole riconoscere il proprio angolo di scambio dei libri. Disegnare scaffali, venti volumi, una finestra e tutti i compagni racconta molto, ma proviamo a ridurre il foglio alla grandezza di un francobollo: quali dettagli restano distinguibili? Poi inventiamo un secondo segno con due forme. Non stiamo copiando Rand; stiamo mettendo alla prova una scelta. [1]
Secondo esercizio della redazione: mostriamo i due segni a qualcuno senza spiegare subito cosa rappresentano. Chiediamo che cosa vede e che cosa ricorda dopo un minuto. Se non riconosce un libro, non ha sbagliato il lettore: abbiamo scoperto una distanza fra la nostra intenzione e la sua interpretazione. Possiamo cambiare forma, oppure accompagnare il segno con un nome chiaro e ripetere la prova con calma. [3]
Infine, una distinzione proposta dalla redazione: riconoscere un marchio non significa conoscere la qualità di ciò che promette. Possiamo disegnare un simbolo molto ordinato per uno scaffale completamente disordinato. Il disegno e il servizio vanno valutati entrambi. Nel nostro angolo di lettura, quindi, controlliamo anche che i libri siano accessibili e che le istruzioni siano comprensibili. La grafica apre una conversazione; non può sostituire tutto il lavoro che viene dopo. [2]
Da portarsi viaProva il tuo segno in piccolo e chiedi a qualcuno che cosa capisce. La chiarezza si verifica anche ascoltando.
Un’idea, in parole semplici
Paul Rand era un designer grafico: progettava immagini che aiutano a comunicare. Lavorò a marchi, copertine e libri. Un marchio è un segno che permette di riconoscere un’organizzazione. I suoi schizzi conservati a Yale mostrano che il lavoro comprendeva prove e cambiamenti. [1]
Per IBM progettò un famoso marchio a strisce. Creò anche un rebus: un’immagine da leggere come un piccolo indovinello. Un occhio e un’ape suggerivano suoni inglesi. Il MoMA conserva anche sue illustrazioni e manifesti. Ecco un esercizio inventato dalla redazione: disegna un segno per l’angolo dei libri della tua classe. Riducilo molto. Riesci ancora a riconoscerlo? Chiedi a un amico che cosa vede, senza suggerire la risposta. Se capisce una cosa diversa, prova a cambiare il disegno. [2][3]
Una piccola scoperta da tenere
Che cosa hai scoperto?
Leggi le fonti (3)
- Guide to the Paul Rand Papers Yale University Library · consultata il 25 set 2026
- The IBM logo IBM · consultata il 25 set 2026
- Paul Rand The Museum of Modern Art · consultata il 25 set 2026
Testo e illustrazione originali realizzati con assistenza AI. Il nostro metodo editoriale
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