Il MoMA conserva un quaderno di Susan Kare datato 1982: disegni a inchiostro su carta quadrettata per le icone del Macintosh. Ogni quadretto corrisponde a un pixel, uno dei piccoli punti che compongono un’immagine sullo schermo. La carta permetteva di progettare dentro quel limite preciso. [1]
Proviamo un esercizio della redazione: disegnare una tazza usando soltanto sedici caselle per lato. Prima facciamo il bordo e il manico. Poi aggiungiamo un disegno sul fianco. Allontanando il foglio, chiediamoci quale dettaglio serve davvero a riconoscere la tazza. Non stiamo ricostruendo un’icona di Kare: stiamo mettendo alla prova una nostra scelta, con un limite che tutti possono vedere e discutere. [1]
Nell’intervista al Cooper Hewitt del 2019, Kare spiega di concentrarsi sul significato delle immagini. Descrive un processo di studio del problema, alternative e correzioni, e ricorda il contributo dei colleghi che realizzavano il software. Il disegno nasceva quindi dentro una collaborazione, non separato dal funzionamento del computer. [2]
Continuiamo il nostro laboratorio immaginario: la tazza deve indicare una pausa, oppure aprire un elenco di bevande? Mostriamo il disegno a una persona senza darle prima la risposta. Se capisce un’altra cosa, annotiamo le sue parole. Aggiungiamo poi una breve etichetta e confrontiamo i due tentativi. In questo esercizio non premiamo chi indovina il pensiero del disegnatore: cerchiamo il punto in cui il messaggio si è perso. [2]
Raccontando il lavoro a Smithsonian nel 2019, Kare collega le griglie in bianco e nero al ricamo che aveva imparato dalla madre. Ricorda anche un programma per modificare le icone e osservarle ingrandite oppure alle dimensioni reali. Due modi di guardare lo stesso disegno, ciascuno utile per una domanda diversa. [3]
Ecco l’ultima prova che proponiamo: conserviamo tre versioni della tazza, invece di cancellare subito quella meno riuscita. Sotto ciascuna scriviamo cosa abbiamo cambiato e perché. Possiamo preferire il manico più largo, ma dobbiamo spiegare quale dubbio risolve. Il foglio diventa il racconto delle decisioni. Il nostro obiettivo non è proclamare una forma comprensibile a chiunque: è imparare a chiedere un riscontro prima di dichiarare concluso un disegno. [2]
Da portarsi viaNel tuo prossimo disegno piccolo, scegli prima cosa vuoi far capire. Poi chiedi a qualcuno che cosa ha capito davvero.
Un’idea, in parole semplici
Susan Kare ha progettato piccole immagini per i computer. Disegnava su una griglia: ogni casella rappresentava un pixel, un piccolo punto dello schermo. Il lavoro le ricordava il ricamo imparato dalla madre. [3]
Facciamo un esempio inventato dalla redazione. Disegna una tazza colorando solo caselle intere. Vuoi comunicare “facciamo una pausa”. Mostrala a un amico e chiedigli che cosa significa, senza suggerirgli la risposta. Magari pensa che sia un menu di bevande. Ora aggiungi due parole sotto il disegno e riprova. Conserva entrambi i tentativi: puoi confrontarli e spiegare che cosa hai cambiato. In questa attività non vince il disegno più complicato. Cerchiamo quello che aiuta meglio la persona a capire il nostro messaggio. [2]
Una piccola scoperta da tenere
Che cosa hai scoperto?
Leggi le fonti (3)
- Susan Kare. Sketchbook. 1982 The Museum of Modern Art · consultata il 22 set 2026
- NDA 20 YRS: Q&A with Susan Kare Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum · consultata il 22 set 2026
- How Susan Kare Designed User-Friendly Icons for the First Macintosh Smithsonian Magazine · consultata il 22 set 2026
Testo e illustrazione originali realizzati con assistenza AI. Il nostro metodo editoriale
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