Michel de Montaigne, pensatore francese vissuto dal 1533 al 1592, pubblicò una prima versione dei Saggi nel 1580. Questi testi esplorano esperienze e giudizi invece di costruire un sistema unico. La voce della Stanford Encyclopedia of Philosophy invita a leggere il suo dubbio come un esercizio del giudizio, non una semplice rinuncia a ragionare. [1]
Nel saggio sull’educazione dei bambini, Montaigne chiede al maestro di ascoltare anche l’allievo. Propone di verificare il senso di ciò che ha imparato, non soltanto le parole ricordate: l’allievo dovrebbe saperlo usare in forme e situazioni diverse. Il testo parla però del figlio di una famiglia privilegiata del Cinquecento; non è un programma scolastico moderno rivolto a tutti. [2]
La redazione propone questo esempio: impariamo che prestare un oggetto richiede il permesso del proprietario. Poi raccontiamo due scene inventate. Nella prima, Marta prende la matita dell’amica dopo aver chiesto. Nella seconda trova la stessa matita su un banco vuoto. La regola non cambia soltanto perché il banco è vuoto. Chiediamo di spiegare le differenze fra le scene: ripetere la parola “permesso” da sola non ci dice ancora se abbiamo capito. [2]
In un altro passo dei Saggi, proposto da Columbia University, Montaigne paragona il giudicare al tentativo di attraversare un guado, un tratto basso di un fiume. Riconoscere che l’acqua è troppo profonda per sé è già una prova di giudizio. Non sapere abbastanza può diventare una conclusione ragionata, non soltanto un’imbarazzante casella vuota. [3]
Usiamo questa idea in un secondo esercizio editoriale, senza avvicinarci a un fiume. Due persone descrivono una scatola vista da lati diversi. Una vede una macchia, l’altra no. Prima di decidere chi sbaglia, scriviamo una domanda utile: da dove la stai guardando? Possiamo poi girare la scatola e controllare insieme. La scena non è raccontata da Montaigne: l’abbiamo inventata per distinguere un’informazione incompleta da una bugia. [3]
Infine torniamo alla nostra lezione: prova a spiegarla con parole tue e costruisci una situazione nuova. Lascia che un’altra persona faccia una domanda. Se trovi un punto che non sai chiarire, segnalo sul quaderno e cerca il passaggio da rileggere. Questa è una proposta pratica della redazione ispirata al testo, non una promessa che basti dubitare per avere sempre ragione. Anche il nostro esempio deve restare disponibile alle correzioni. [2]
Da portarsi viaPer ripassare, non fermarti alla frase ricordata: inventa un esempio e racconta perché la lezione ti aiuta a capirlo.
Un’idea, in parole semplici
Montaigne era un pensatore francese. In un suo scritto sulla scuola proponeva di ascoltare chi impara. Ricordare una frase non basta: bisogna capirla e saperla usare in un’altra situazione. Il suo libro è antico e parla di una scuola diversa dalla nostra. [2]
Ecco un esempio della redazione. Hai imparato che per prendere in prestito una matita devi chiedere al proprietario. Ora trovi una matita su un banco vuoto. Il fatto che non ci sia nessuno cambia la regola? Prova a spiegare la tua risposta, invece di ripetere la frase della lezione. Poi inventa una scena con un libro. Chiedi a un amico se la tua spiegazione è chiara. Se non lo è, puoi correggerla e riprovare. [2]
Una piccola scoperta da tenere
Che cosa hai scoperto?
Leggi le fonti (3)
- Michel de Montaigne Stanford Encyclopedia of Philosophy · consultata il 22 set 2026
- Essays — Of the Education of Children Michel de Montaigne / Project Gutenberg · consultata il 22 set 2026
- Montaigne on Judgment Columbia University · consultata il 22 set 2026
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