Considerare viene dal latino considerare, che Treccani collega a sidus, sideris, «astro», con il prefisso con-. Il dizionario ricostruisce un riferimento all’osservazione degli astri per ricavarne auspici. Questa è l’etimologia documentata dalla fonte consultata; non aggiungiamo un’antica cerimonia precisa o una leggenda sui marinai, perché la voce non le attesta. Una parola può portare una traccia del cielo senza autorizzarci a inventare una scena per renderla più pittoresca. [1]
Oggi il verbo riguarda anche l’esame attento di qualcosa, tenendo presenti aspetti e conseguenze. Ecco un esempio inventato dalla redazione: considerare un trasloco non è soltanto dire che una casa è bella, ma chiedersi come cambierebbero il viaggio quotidiano e gli spazi disponibili. L’esempio non esaurisce i significati del verbo. Serve a distinguere una reazione immediata da un’attenzione che mette in relazione più elementi prima di formulare un giudizio. [1]
Il vocabolario registra anche usi legati al tenere conto, allo stimare e al giudicare. Proviamo due frasi della redazione: «considero il tuo tempo» e «ti considero affidabile». Nella prima il tempo entra nella decisione; nella seconda viene espresso un giudizio sulla persona. La stessa forma verbale non svolge esattamente lo stesso lavoro. Guardare le parole vicine è quindi più utile che infilare una sola definizione in ogni frase incontrata. [1]
Un parente riconoscibile è considerando. Treccani ne descrive l’uso sostantivato, soprattutto nel linguaggio giuridico, per indicare le ragioni che precedono una decisione. Non è qui un consiglio legale né un modello da copiare: interessa la trasformazione linguistica. Una forma del verbo diventa il nome di un pezzo di ragionamento. Nel nostro esempio editoriale, una lista di motivi prima di una scelta può aiutare a capire la funzione, senza imitare un documento ufficiale. [2]
Per giocare con il verbo, immaginiamo una persona che debba scegliere dove mettere una lampada: è una proposta della redazione. Scrivi tre righe, una per ciò che vedi, una per ciò che devi ancora controllare e una per la decisione provvisoria. Poi usa considerare in una frase che colleghi almeno due righe. L’esercizio non deriva dall’etimologia e non promette di migliorare ogni scelta: rende soltanto visibile un uso contemporaneo della parola. [1]
La cautela finale è separare origine e obbligo. Sapere che nella storia del termine compare un astro non significa che ogni uso moderno debba riguardare il cielo, né che l’astrologia venga confermata dal vocabolario. In inglese e francese stiamo spiegando questa stessa parola italiana, considerare: non sostituiamo la sua storia con quella di un equivalente straniero. L’etimologia apre una finestra sul passato; il contesto della frase continua a decidere che cosa stiamo dicendo oggi. [1]
Da portarsi viaScegli una decisione piccola e scrivi quali elementi stai considerando. La storia della parola incuriosisce; rendere esplicite le ragioni è un esercizio della redazione per il presente.
Un’idea, in parole semplici
Considerare è una parola italiana che usiamo quando esaminiamo qualcosa con attenzione. Secondo il vocabolario Treccani viene dal latino e contiene una radice collegata agli astri, cioè ai corpi del cielo. La fonte ricorda un antico significato legato all’osservazione degli astri per cercare auspici. Un auspicio era un segno interpretato per immaginare come sarebbero andate le cose. Il termine latino è sidus, sideris. [1]
Oggi, però, considerare una proposta non significa leggere le stelle. Ecco un esempio inventato dalla redazione: prima di scegliere un posto per una lampada, consideri la luce e lo spazio disponibile. La storia di una parola e il suo uso attuale non sono la stessa cosa. Per capirla bene servono entrambe, senza inventare racconti antichi che il dizionario non documenta. [1]
Una piccola scoperta da tenere
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- Considerare Treccani · Vocabolario · consultata il 10 ott 2026
- Considerando Treccani · Vocabolario · consultata il 10 ott 2026
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