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Criterio: prima di scegliere, decidere che cosa conta

Dal greco all'italiano, criterio lega il giudizio a una regola: dichiararla aiuta a capire come arriviamo a una scelta.

Metafora editoriale di criterio: mani confrontano con un righello scatole di forme e colori diversi accanto a un ripiano.
Positive Times · AI / ImageGen · Illustrazione assistita da AI

Che cosa chiediamo quando diciamo di scegliere con criterio? La parola italiana risale al latino criterium, dal greco kritérion, collegato al verbo krínō, distinguere e giudicare. Questa è la parentela documentata dai dizionari. Offre un punto di partenza per capire la parola, senza trasformare una radice antica in una formula capace di risolvere automaticamente le decisioni di oggi. [1][2]

Nell'uso italiano convivono almeno due idee. Un criterio può essere la regola con cui valutiamo qualcosa: per esempio un criterio di scelta. Avere criterio può invece significare possedere capacità di giudizio, buon senso. Nel primo caso chiediamo quale regola venga usata; nel secondo descriviamo una qualità attribuita alla persona. I significati sono vicini, ma sostituirli senza attenzione può rendere una discussione poco chiara. [2]

Un caso concreto viene dal progetto digitale dedicato a Filippo Baldinucci, curato da Accademia della Crusca e Fondazione Memofonte. I suoi criteri di trascrizione spiegano quali caratteristiche delle edizioni antiche conservare e quali adeguare all'uso moderno. Per alcune edizioni, per esempio, vengono mantenute grafie storiche, mentre accenti e apostrofi sono aggiornati. Sono scelte dichiarate: chi legge può sapere in che modo il testo è stato trattato, anziché immaginare una riproduzione priva di interventi. [3]

Portiamo ora la parola in un esempio inventato dalla redazione. Dobbiamo scegliere una scatola per un ripiano basso e ne abbiamo tre, di colori e dimensioni differenti. Dire scegliamo quella migliore lascia aperta la domanda essenziale: migliore per quale scopo? Se deve entrare nel ripiano, un primo criterio è l'altezza compatibile con lo spazio disponibile. Misuriamo scatole e ripiano. Il colore può piacerci moltissimo, ma non risponde alla domanda sulle dimensioni. [1]

Continuiamo l'esempio editoriale: due scatole entrano entrambe. Possiamo allora aggiungere una seconda regola, come scegliere quella che contiene tutti i quaderni da sistemare, oppure preferire un colore. Dichiarare l'ordine evita di fingere che ogni caratteristica pesi allo stesso modo. Non abbiamo scoperto la scatola migliore in assoluto; abbiamo reso comprensibile una scelta per quel compito. Un'altra persona, con un ripiano diverso o altri oggetti da conservare, potrebbe usare criteri differenti senza contraddirci. [2]

L'etimologia, infine, non certifica che una regola sia giusta. Anche un criterio dichiarato può essere poco pertinente: scegliere la scatola soltanto perché è gialla non garantisce che entri nel ripiano. Le fonti linguistiche ricostruiscono la parola attraverso latino e greco; non raccontano l'invenzione improvvisa di un metodo infallibile da parte di un singolo sapiente. La storia della parola e la bontà del giudizio rimangono due questioni da esaminare separatamente. [1][2]

Da portarsi viaAlla prossima scelta, completa la frase: per questo compito conta prima di tutto… Poi controlla se il tuo criterio risponde davvero al compito che hai davanti.

Una piccola scoperta da tenere

Che cosa hai scoperto?

Quale criterio aiuta per primo a capire se una scatola entra in un ripiano basso?
Leggi le fonti (3)
  1. Critèrio Treccani · consultata il 4 ott 2026
  2. Criterio Il Nuovo De Mauro – Internazionale · consultata il 4 ott 2026
  3. Criteri scientifici Accademia della Crusca – Fondazione Memofonte · consultata il 4 ott 2026

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