Quando diciamo di avere entusiasmo per un progetto, di solito parliamo di partecipazione, gioia o desiderio di metterci al lavoro. Treccani registra proprio questi usi comuni della parola italiana. La scoperta è che la sua storia parte da un’immagine molto meno quotidiana: qualcuno che si sente attraversato da una forza divina. Il significato attuale e quello antico appartengono alla stessa storia, ma non sono intercambiabili. [1]
La catena etimologica documentata passa dal greco enthousiasmós al verbo enthousiázō, essere ispirato, e all’aggettivo éntheos. Quest’ultimo unisce en, dentro, e theós, dio. Non è quindi una somiglianza trovata per caso tra suoni moderni: i dizionari ricostruiscono parole greche collegate. Il Nuovo De Mauro data la voce italiana al periodo 1543–49; una datazione lessicografica non assegna però a qualcuno l’invenzione dell’emozione. [2][1]
Nella cultura greca antica l’entusiasmo riguardava, fra gli altri, il poeta e chi pronunciava un responso religioso. L’enciclopedia Treccani ricorda il problema discusso da Platone: il poeta ispirato non dispone necessariamente di una spiegazione razionale di ciò che dice. Più avanti il termine attraversa discussioni filosofiche e religiose, fino alla rivalutazione proposta da Shaftesbury nella sua lettera sull’entusiasmo del 1708. Non è una novità del nostro secolo. [3]
Esempio inventato dalla redazione: una bambina propone di costruire una città di cartone e convince due amici a raccogliere scatole. Dire che lavora con entusiasmo descrive bene la sua partecipazione. Non occorre immaginare una divinità che le abbia consegnato il progetto. Se poi il ponte di cartone cade, l’emozione non diventa falsa: era sincero il desiderio di costruire, non garantita la solidità del ponte. [1]
Secondo esempio editoriale: due persone osservano lo stesso disegno. Una esclama che è meraviglioso; l’altra cerca subito materiali e tempo per realizzarlo. Possiamo usare entusiasmo per entrambe, pur descrivendo comportamenti diversi. De Mauro comprende infatti sia l’ammirazione intensa sia la dedizione a una persona o a un ideale. La nostra scena serve a mettere alla prova queste sfumature, non è una testimonianza né un esperimento psicologico. [2]
Il limite da ricordare è questo: conoscere l’origine di una parola non obbliga a usarla soltanto nel suo senso più antico. Nella lettura redazionale, la distanza fra ispirazione divina e partecipazione quotidiana invita invece a fare una domanda sul contesto: che cosa intende chi parla? Anche l’inglese di questa pagina racconta la parola italiana entusiasmo. Non stiamo trasferendo automaticamente la sua datazione al vocabolo inglese enthusiasm, né proponendo una leggenda alternativa. [1][2]
Da portarsi viaL’etimologia apre una finestra sul passato; per capire l’entusiasmo di oggi, ascolta anche la situazione e ciò che una persona vuole fare.
Un’idea, in parole semplici
Entusiasmo è una parola italiana che usiamo quando qualcosa ci riempie di gioia o ci fa venire voglia di partecipare. La sua origine è greca. I dizionari la collegano a parole che indicavano l’essere ispirati da un dio. Etimologia significa proprio studio dell’origine e della storia delle parole. Questa origine non obbliga chi parla oggi a pensare a una divinità. [1][2]
Ecco un esempio inventato dalla redazione: vuoi costruire un castello di scatole e cominci subito a cercare il cartone. Possiamo dire che hai entusiasmo. Il castello potrebbe anche cadere: la tua voglia di provare era comunque reale. La storia della parola aiuta a capire come un significato antico possa convivere nel dizionario con usi quotidiani diversi. [1]
Una piccola scoperta da tenere
Che cosa hai scoperto?
Leggi le fonti (3)
- Entusiasmo — Vocabolario Treccani · consultata il 3 ott 2026
- Entusiasmo — Il Nuovo De Mauro Internazionale / Il Nuovo De Mauro · consultata il 3 ott 2026
- Entusiasmo — Enciclopedia Treccani · consultata il 3 ott 2026
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