Una parete deve essere per forza compatta? Anni Albers, artista e designer nata in Germania, ci aiuta a immaginare altre possibilità. Il MoMA conserva suoi progetti per tappeti, rivestimenti e tessuti da appendere. Questa varietà suggerisce la domanda della nostra lettura: che cosa cambia quando un intreccio non serve soltanto a coprire qualcosa, ma diventa una parte dello spazio che abitiamo? [1]
Un esempio preciso è Free-Hanging Room Divider, del 1949, conservato al MoMA: un divisorio sospeso realizzato con cellophane e corda. Il museo richiama l’attenzione sulla sua trasparenza e sull’incontro fra materiali diversi. Non è una parete di mattoni riprodotta in stoffa. Permette di pensare insieme separazione, passaggio della luce e trama visibile: il vuoto fra i fili partecipa al progetto quanto i fili stessi. [2]
Nell’insegnamento, Albers privilegiava la sperimentazione con i materiali. La fondazione che conserva il suo lavoro documenta il suo percorso dalla tessitura al Bauhaus all’insegnamento al Black Mountain College, fra il 1933 e il 1949. L’abilità tecnica non viene cancellata: si sviluppa anche affrontando problemi concreti. Per la redazione è un invito a non decidere tutto sulla carta prima di aver provato che cosa un materiale permette davvero. [3]
Facciamo un esperimento editoriale, senza copiare un’opera di Albers. Prepariamo due piccoli telai di cartoncino e strisce di carta già ritagliate. Nel primo intrecciamo le strisce molto vicine; nel secondo lasciamo spazi più larghi. Mettiamoli davanti alla stessa finestra, uno alla volta. Disegniamo ciò che vediamo attraverso ciascuno: un contorno netto, una forma interrotta, una luce diffusa? Non esiste una risposta da indovinare prima di osservare. [2]
Ora inventiamo una stanza con un angolo per leggere e uno per chiacchierare. Quale dei nostri campioni sceglieremmo come piccolo modello di separazione? Scriviamo il motivo e poi scambiamolo con quello di un’altra persona. Magari una cerca riservatezza e l’altra desidera vedere chi arriva. Nel nostro laboratorio entrambe le esigenze meritano spazio. La scelta interessante nasce dal rapporto fra materiale e uso, non dal decretare quale intreccio sia più bello in assoluto. [3]
Il modello di carta ha limiti evidenti: non ci dice se un divisorio reale sarà resistente, sicuro o adatto a una stanza rumorosa. Non gli attribuiamo prestazioni che non abbiamo misurato. Ci serve per formulare una domanda migliore e individuare la prova successiva. La lettura che proponiamo del lavoro di Albers è questa: progettare può significare organizzare relazioni fra pieno e vuoto, fra una persona e l’ambiente, prima ancora di scegliere un ornamento. [1]
Da portarsi viaGuarda una tenda come se fosse una piccola architettura. Che cosa separa, che cosa lascia vedere e quale scelta cambieresti per un uso diverso?
Un’idea, in parole semplici
Anni Albers progettava tessuti. Un tessuto nasce intrecciando fili. Nel 1949 realizzò un divisorio: un oggetto che separa parti di una stanza. Usò corda e cellophane, un materiale trasparente. Il risultato permetteva di dividere lo spazio senza chiuderlo come un muro compatto. Anche i vuoti fra i fili avevano un ruolo. [2]
Proviamo un esempio inventato dalla redazione. Mettiamo strisce di carta vicine in una cornice, più distanti in un’altra. Guardiamo entrambe davanti a una finestra. Quale lascia vedere meglio ciò che sta dietro? Quale nasconde di più? Non stiamo costruendo una vera parete. Stiamo confrontando due idee. Possiamo scegliere una soluzione diversa secondo ciò che ci serve, proprio ragionando sul rapporto fra materiale e uso. [3]
Una piccola scoperta da tenere
Che cosa hai scoperto?
Leggi le fonti (3)
- Anni Albers The Museum of Modern Art · consultata il 29 set 2026
- Anni Albers. Free-Hanging Room Divider. 1949 The Museum of Modern Art · consultata il 29 set 2026
- Teaching: Anni Albers The Josef and Anni Albers Foundation · consultata il 29 set 2026
Testo e illustrazione originali realizzati con assistenza AI. Il nostro metodo editoriale
Altre letture in Design