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Margarete Schütte-Lihotzky: progettare i passi, non soltanto i mobili

La cucina di Francoforte trasformò movimenti e fatica domestica in questioni di progetto, lasciando aperta quella della divisione del lavoro.

Interpretazione editoriale di una cucina compatta con arredi integrati, sgabello e una mano che disegna il percorso di lavoro su una pianta.
Positive Times · ImageGen · Illustrazione assistita da AI

Quanti passi servono per preparare una cena? Prima di scegliere il colore delle ante, Margarete Schütte-Lihotzky studiò il lavoro che una cucina doveva ospitare. L’architetta austriaca entrò nel programma di edilizia pubblica di Francoforte nel 1926, su invito di Ernst May. La cucina che progettò apparteneva a un tentativo più ampio di rispondere alla carenza di alloggi: non era un oggetto di lusso pensato per una casa eccezionale. [1]

Il dettaglio interessante è il cambio di unità di misura. Non soltanto metri di stanza, ma spostamenti, gesti e tempo. Secondo la ricostruzione del MoMA, Schütte-Lihotzky condusse studi dei movimenti e interviste con casalinghe e gruppi di donne. La disposizione degli elementi doveva rendere il lavoro più scorrevole. Questo è un obiettivo documentato del progetto, non la prova che ogni abitante abbia vissuto la cucina nello stesso modo. [1]

Fra le dotazioni descritte dal museo comparivano uno sgabello girevole, contenitori integrati, un’asse da stiro ribaltabile e un cassetto estraibile per i rifiuti. I contenitori di alluminio servivano anche a versare gli alimenti conservati. Guardare questi dettagli significa osservare relazioni fra un oggetto e il gesto successivo: prendere, appoggiare, versare, riporre. La scoperta non è che una stanza piccola sia sempre migliore, ma che anche i percorsi possono essere progettati. [1]

Nel suo articolo del 1926–27 sulla razionalizzazione domestica, Lihotzky discuteva anche le cucine centralizzate. Non le considerava una soluzione separabile dalle condizioni economiche delle famiglie: chi perdeva il lavoro aveva bisogno di poter ridurre le spese. Il testo collega quindi l’organizzazione della casa a questioni sociali e invita a valutare l’utilità degli oggetti, oltre alla loro apparenza. Una cucina efficiente non vive fuori dal bilancio di chi la usa. [2]

Facciamo un esempio della redazione: preparare una tazza di tè con tazza, cucchiaino e contenitore disposti in tre angoli diversi. Disegnare il percorso sulla carta può suggerire una sistemazione più comoda. Non è un esperimento svolto da Lihotzky e non promette un risparmio misurato; traduce in una domanda quotidiana l’attenzione ai movimenti. Prima di comprare un nuovo accessorio, possiamo chiederci quale passaggio risolva davvero e per chi. [2]

Resta un limite storico importante. Il testo attribuisce alle donne la responsabilità domestica e contiene giudizi sulle loro preferenze che oggi richiedono una lettura critica. Ridurre la fatica non equivale, da solo, a redistribuire il lavoro fra le persone. L’opera permette di tenere insieme le due domande: come rendere una mansione meno onerosa, e chi debba svolgerla. L’illustrazione è un’interpretazione editoriale di questo approccio, non la ricostruzione esatta di una cucina conservata. [2][1]

Da portarsi viaSpunto della redazione: traccia un gesto domestico abituale e chiediti se l’ordine degli oggetti aiuti davvero tutte le persone che lo compiono.

Una piccola scoperta da tenere

Che cosa hai scoperto?

Che cosa studiò Schütte-Lihotzky per organizzare la cucina?
Leggi le fonti (2)
  1. Counter Space: The Frankfurt Kitchen Museum of Modern Art · consultata il 18 ott 2026
  2. Rationalization in the Household (1926–27) Grete Lihotzky · German Historical Institute · consultata il 18 ott 2026

Testo e illustrazione originali realizzati con assistenza AI. Il nostro metodo editoriale

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