Otl Aicher fu il responsabile del progetto visivo delle Olimpiadi di Monaco del 1972. Non lavorò da solo: il dipartimento XI riuniva grafici, illustratori e tecnici. La ricostruzione dell’International Design Center di Berlino attribuisce a Gerhard Joksch il lavoro sui pittogrammi sportivi e ad Alfred Kern quello sui segni informativi. Ricordare questi nomi aiuta a vedere il progetto come un’impresa collettiva. [1]
Un pittogramma comunica un’informazione con un disegno. I segni di Aicher miravano anche a superare barriere linguistiche. La redazione propone questa domanda: un simbolo grazioso basta a far trovare l’ingresso? Nel nostro esercizio proveremo a controllarlo chiedendo aiuto a qualcuno che non conosce già la risposta. [2]
Per Monaco venne preparato un sistema di elementi coordinati: segni, colori, caratteri e regole per combinarli. La ricostruzione dell’IDZ lo descrive come una famiglia di forme, capace di variare mantenendo tratti comuni. Non occorreva disegnare ogni cartello da zero. L’identità del progetto dipendeva anche da relazioni riconoscibili tra oggetti diversi, dal programma stampato alla segnaletica. [3]
Anche i colori avevano un contesto storico. L’Ufficio tedesco dei brevetti ricorda la volontà di allontanarsi dall’immagine propagandistica dei Giochi di Berlino del 1936. L’azzurro e gli altri colori chiari contribuivano all’idea di un evento aperto e accogliente. Questa intenzione appartiene alla storia del progetto: non significa che un’immagine coordinata, da sola, possa risolvere problemi politici o umani. [4]
Facciamo un esempio inventato dalla redazione. Una scuola prepara tre cartelli per palestra, biblioteca e giardino. Tre gruppi scelgono liberamente dimensioni, frecce e colori: il risultato può sembrare composto da tre scuole diverse. Provano allora a usare la stessa cornice e lo stesso tipo di freccia, lasciando cambiare il soggetto. Poi chiedono a una persona che non conosce l’edificio dove andrebbe. La sua risposta vale più del giudizio di chi ha disegnato tutto e conosce già la soluzione. [3][2]
È una prova didattica, non una ricostruzione del metodo esatto usato a Monaco. Invita a distinguere la coerenza dalla comprensione: segni simili possono essere ordinati e tuttavia poco chiari. Per la nostra scuola immaginaria, aggiungere una parola leggibile o cambiare il disegno resta una buona possibilità da discutere. L’obiettivo dell’esercizio è aiutare qualcuno a orientarsi, non vincere una gara di misteri grafici. [2]
Da portarsi viaProva a inventare un cartello e mostralo senza spiegazioni. Chiedi che cosa comunica: la risposta è un indizio per migliorarlo, non un voto alla tua bravura.
Un’idea, in parole semplici
Otl Aicher guidò un gruppo di designer per le Olimpiadi di Monaco del 1972. Insieme prepararono cartelli, materiali stampati e altre cose visibili ai visitatori. Persone diverse si occupavano di parti diverse. [1]
Un pittogramma dà informazioni con un disegno, anche a chi non comprende la lingua locale. [2]
Immagina che la redazione disegni i cartelli di una biblioteca e di una palestra. Usiamo cornici e frecce simili, poi chiediamo a un nuovo visitatore dove andrebbe. È un nostro esempio inventato. Se si confonde, possiamo cambiare il disegno o aggiungere una parola. Avere colori coordinati, da solo, non dimostra che il messaggio sia comprensibile. [3][2]
Una piccola scoperta da tenere
Che cosa hai scoperto?
Leggi le fonti (4)
- Design as a team sport International Design Center Berlin · consultata il 21 set 2026
- Die Sprache der Piktogramme Otl Aicher Piktogramme · consultata il 21 set 2026
- The Rainbow Games International Design Center Berlin · consultata il 21 set 2026
- Olympia 1972 German Patent and Trade Mark Office · consultata il 21 set 2026
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