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Sori Yanagi: due curve possono diventare uno sgabello

Il Butterfly Stool invita a seguire il legno dalla seduta al pavimento: una stessa forma svolge più di un compito.

Interpretazione illustrata del Butterfly Stool: due gusci di legno curvi e una barra trasversale, osservati da un personaggio di fantasia.
Positive Times · ImageGen · Illustrazione assistita da AI

Uno sgabello può sembrare semplice e nascondere una domanda interessante: dove finisce la seduta e dove cominciano le gambe? Il designer giapponese Sori Yanagi la rende visibile nel Butterfly Stool. Il MoMA ne conserva un esemplare in compensato modellato e metallo, attribuito al 1956. Guardarlo ci permette di ragionare sulla costruzione di un oggetto quotidiano, senza dover essere falegnami o conoscere già la storia del design. [1]

La descrizione del Metropolitan Museum spiega il punto decisivo: due sezioni di legno curve, simili a L rovesciate, formano ciascuna una gamba e metà della seduta. Una barra metallica fra le gambe tiene insieme la struttura. Nel nostro percorso di lettura seguiamo dunque un pezzo continuo, dal punto in cui una persona si siede fino al pavimento: una parte sola assume funzioni che normalmente immaginiamo separate. [2]

Il nome Butterfly richiama una farfalla: Vitra mette in relazione le due superfici curve con le ali. La somiglianza aiuta a ricordare la forma, ma non ne spiega da sola la costruzione. Anche le date richiedono attenzione: il Met indica progetto del 1954 e produzione del proprio esemplare nel 1987, mentre Vitra presenta il modello con la data 1956. Qui manteniamo distinte le informazioni dei cataloghi. [3][2]

Proponiamo un esercizio della redazione: disegna uno sgabello qualunque e colora diversamente la zona su cui sedersi, i sostegni e i collegamenti. Poi guarda la fotografia del Butterfly nella scheda del museo. Prova a seguire i due pezzi curvi senza staccare idealmente la matita. Dove cambieresti colore? La difficoltà è utile: suggerisce che dividere un oggetto in funzioni non equivale sempre a dividerlo in pezzi. [2]

Possiamo continuare con due strisce di cartoncino già preparate, piegate in modo simile e accostate in un piccolo modello. È un esperimento editoriale sulla sagoma, non una replica dello sgabello. Sposta le strisce e osserva come cambia lo spazio centrale. Non salirci sopra e non usarlo come seduta: un modellino serve a discutere un’idea, non dimostra che un mobile reale possa sostenere una persona. [3]

Per noi la lezione non consiste nel cercare una farfalla in ogni oggetto. Consiste nel fare domande precise: quali pezzi vedo, come si incontrano, che cosa devono permettere? Scegli adesso un oggetto sul tavolo e prova a descriverlo senza usare bello o brutto. Potresti scoprire che una curva, un bordo o un collegamento raccontano già una scelta. Il museo diventa così un allenamento a osservare, oltre che un luogo di nomi famosi. [1]

Da portarsi viaSegui con lo sguardo una parte di un oggetto: svolge un solo compito o ne collega due? Disegna il percorso prima di dare un giudizio.

Una piccola scoperta da tenere

Che cosa hai scoperto?

Che cosa forma ciascuno dei due pezzi curvi dello sgabello?
Leggi le fonti (3)
  1. Sori Yanagi. Butterfly Stool. 1956 The Museum of Modern Art · consultata il 30 set 2026
  2. Sori Yanagi: “Butterfly” Stool The Metropolitan Museum of Art · consultata il 30 set 2026
  3. Butterfly Stool Vitra · consultata il 30 set 2026

Testo e illustrazione originali realizzati con assistenza AI. Il nostro metodo editoriale

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