Quando una persona non sa fare qualcosa, quanto dipende dalle occasioni che ha avuto per imparare? Mary Astell, filosofa inglese vissuta fra il 1666 e il 1731, mette questa domanda al centro della propria difesa dell’istruzione femminile. Nel primo A Serious Proposal to the Ladies, pubblicato nel 1694, contesta l’idea che i limiti attribuiti alle donne dimostrino una loro incapacità naturale. [1][2]
Il ragionamento del testo è incisivo: privare qualcuno della formazione e poi rimproverargli ciò che non sa significa usare il risultato dell’esclusione come giustificazione dell’esclusione stessa. Astell attribuisce grande peso all’educazione ricevuta e alle abitudini coltivate. Il suo progetto invita le destinatarie a studiare e a esercitare le proprie facoltà intellettuali, anziché misurare il proprio valore soltanto nell’approvazione altrui. [2]
La seconda parte, del 1697, propone regole per ordinare il pensiero. Prima occorre capire esattamente la questione e le parole impiegate; poi separare ciò che serve da ciò che distrae, procedere dalle idee più semplici alle più complesse ed esaminare tutte le parti. Il giudizio deve fermarsi dove finisce ciò che si comprende. Sono indicazioni inserite in una filosofia religiosa e razionalista, non una moderna tecnica di produttività. [2]
Esempio inventato dalla redazione: in un gruppo si deve scegliere un libro da leggere insieme e qualcuno propone semplicemente quello migliore. Prima di votare, chiedete che cosa significhi migliore: più breve, più accessibile, più interessante per il tema scelto? Scrivete il criterio, confrontate due proposte e indicate quali informazioni vi mancano. Non serve vincere subito la discussione. Questo esercizio contemporaneo usa la richiesta di chiarezza come spunto; Astell non stava organizzando il nostro gruppo di lettura. [2]
Bisogna però conservare il contesto. La Stanford Encyclopedia of Philosophy ricorda che le Ladies cui si rivolgeva la proposta erano soprattutto donne della nobiltà e della gentry, il ceto proprietario. Il ritiro educativo immaginato da Astell mirava alla crescita morale e spirituale; non coincideva con una formazione professionale o con l’università aperta a tutti che potremmo immaginare oggi. Il valore della domanda non cancella questi confini. [3]
Possiamo allora rileggere l’esempio con una seconda domanda editoriale: tutte le persone del gruppo hanno potuto trovare il libro, leggerne un estratto e capire i criteri? Prima di attribuire un intervento incerto a mancanza di capacità, annotiamo quali occasioni di preparazione abbiamo effettivamente offerto. È una proposta per osservare una situazione concreta, non una prova automatica delle cause di ogni difficoltà. L’invito è a rendere il giudizio più attento, mantenendo visibile la distanza storica dalla filosofa. [2][3]
Da portarsi viaLa prossima volta che dici non è capace, prova a descrivere prima quali occasioni di imparare ha avuto quella persona.
Un’idea, in parole semplici
Mary Astell era una filosofa inglese. Sosteneva che le donne dovessero poter studiare. Se una persona non riceve insegnamenti, ciò che non sa non dimostra che sia incapace per natura. Nel suo libro spiegava anche come pensare con ordine. Prima bisogna capire bene la domanda e il significato delle parole. Poi si possono esaminare le diverse parti del problema. [2]
Esempio della redazione: scegliete un libro per un gruppo. Prima di dire quale sia il migliore, decidete che cosa cercate: una storia breve o un tema particolare? Il progetto di Astell aveva un contesto preciso: si rivolgeva soprattutto a donne di ceti privilegiati e aveva uno scopo religioso. Non era uguale alla scuola di oggi. [3]
Una piccola scoperta da tenere
Che cosa hai scoperto?
Leggi le fonti (3)
- Mary Astell (1666–1731) Internet Encyclopedia of Philosophy · consultata il 3 ott 2026
- A Serious Proposal to the Ladies, in Two Parts (1697) Mary Astell / Project Gutenberg · consultata il 3 ott 2026
- Mary Astell Stanford Encyclopedia of Philosophy · consultata il 3 ott 2026
Testo e illustrazione originali realizzati con assistenza AI. Il nostro metodo editoriale
Altre letture in Filosofia