Una sedia può sembrare leggera prima ancora di essere sollevata. La Superleggera di Gio Ponti, progettata nel 1957 e prodotta da Cassina, rende questa impressione una domanda concreta: come togliere peso senza perdere la capacità di sostenere una persona? Il MoMA conserva un esemplare in frassino e rattan. Il progetto appartiene alla storia del design, non a una novità annunciata oggi. [1]
Cassina indica un peso di 1.700 grammi e una sezione delle gambe di appena diciotto millimetri. Sono caratteristiche dichiarate dal produttore per il progetto, non misure che abbiamo eseguito in redazione. Il numero, però, aiuta a vedere una scelta: la leggerezza non riguarda soltanto l'aspetto della sedia. Riguarda anche il materiale che bisogna spostare quando la si prende in mano. [2]
Non tutto il legno svolge lo stesso compito. La presentazione di Cassina distingue il frassino della struttura dal faggio della cornice del sedile. Il negozio dell'archivio Gio Ponti descrive inoltre il lavoro degli artigiani sull'incastro a tenone, una parte di legno sagomata che entra nella parte corrispondente. L'incontro fra i pezzi conta quanto il disegno dei pezzi separati: un dettaglio poco vistoso diventa centrale. [2][3]
Immaginiamo un esempio della redazione, senza costruire o collaudare una sedia. Sul tavolo disponiamo quattro matite come i lati di un quadrato. Finché le estremità sono libere, non abbiamo una struttura unita. L'esempio non riproduce il sistema della Superleggera e non dimostra quanto peso regga. Serve soltanto a spostare l'attenzione dalle singole linee al modo in cui si collegano. [3]
Da questa prospettiva, chiamare il progetto semplicemente minimale racconta troppo poco. È una lettura editoriale: possiamo contare i componenti visibili, ma dovremmo anche domandarci perché ciascuno sia lì, come venga lavorato e come incontri gli altri. La scheda dell'archivio attribuisce il risultato sia alla ricerca di Ponti sia alle competenze sperimentali e produttive di Cassina e dei suoi artigiani. Il nome del designer non esaurisce il lavoro. [3]
Resta un limite importante per guardare l'illustrazione: è una libera interpretazione della leggerezza, non un disegno esecutivo del modello storico. Per riconoscere il progetto reale bisogna tornare alle fotografie e alle schede citate. E una forma sottile, da sola, non certifica la resistenza di un oggetto qualsiasi. La domanda utile non è quanto poco si veda, ma quanto bene ogni parte partecipi all'insieme. [1][2]
Da portarsi viaOsserva una sedia senza smontarla: cerca tre punti in cui due parti si incontrano. Prova a descrivere il lavoro di quelle giunzioni, oltre al loro aspetto.
Un’idea, in parole semplici
Gio Ponti progettò una sedia chiamata Superleggera nel 1957. Il suo nome suggerisce una cosa precisa: pesa poco. Cassina, l'azienda che la produce, indica un peso di 1.700 grammi. Ma una sedia deve anche sostenere chi si siede. Per questo non basta fare gambe sottili: bisogna progettare bene l'intera struttura. [2]
Una parte importante sono gli incastri. Un incastro unisce due pezzi facendo entrare una parte sagomata nell'altra. La Superleggera nasce anche dal lavoro degli artigiani su queste unioni. Ecco un esempio della redazione: quattro matite appoggiate a quadrato restano separate se le estremità non sono unite. L'esempio non è una prova di resistenza. Ci aiuta soltanto a capire perché contano i collegamenti fra le parti. [3]
Una piccola scoperta da tenere
Che cosa hai scoperto?
Leggi le fonti (3)
- Gio Ponti. Superleggera Chair (model 699). 1957 The Museum of Modern Art · consultata il 6 ott 2026
- 699 Superleggera · Gio Ponti, 1957 Cassina · consultata il 6 ott 2026
- Superleggera chair with upholstered seat Gio Ponti Store · consultata il 6 ott 2026
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